Nuovo Regolamento europeo sugli appalti pubblici: cosa prevede la proposta della Commissione UE

Una possibile svolta per il mercato degli appalti pubblici in Europa

Il 9 settembre 2026 la Commissione europea ha presentato la proposta COM(2026) 590, denominata Public Procurement Act, che punta a riformare profondamente il quadro normativo europeo in materia di appalti pubblici e concessioni.

La proposta prevede la sostituzione delle tre Direttive europee del 2014 — 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE — con un unico Regolamento europeo direttamente applicabile negli Stati membri.

Si tratta, tuttavia, di una proposta legislativa e non di una normativa già in vigore. Il testo dovrà ora affrontare l’iter legislativo che coinvolge il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea e potrà quindi essere modificato prima della sua eventuale approvazione definitiva.

Per imprese, stazioni appaltanti e professionisti è comunque importante iniziare a conoscere l’impostazione della riforma, perché le novità prospettate sono significative.

Cosa potrebbe cambiare negli appalti pubblici europei

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la scelta dello strumento normativo. A differenza delle attuali Direttive, che richiedono il recepimento da parte dei singoli Stati membri, un Regolamento europeo è direttamente applicabile.

Qualora il testo venisse approvato nell’impostazione attuale, per gli appalti rientranti nel suo campo di applicazione le disposizioni europee diventerebbero quindi direttamente operative. Gli ordinamenti nazionali, compreso quello italiano e il D.Lgs. n. 36/2023, dovrebbero essere coordinati con il nuovo quadro europeo, continuando a disciplinare gli ambiti lasciati alla normativa nazionale, tra cui quelli relativi agli affidamenti sotto le soglie europee.

La proposta individua inoltre soglie oltre le quali trova applicazione il complesso delle nuove regole europee.

Tra le principali novità contenute nel testo presentato dalla Commissione troviamo:

  1. Procedure di gara più semplici. L’attuale sistema verrebbe razionalizzato intorno a due procedure principali, la procedura aperta e la procedura dinamica, affiancate da una specifica procedura per l’innovazione. L’obiettivo dichiarato è ridurre complessità e rigidità delle procedure di gara.
  2. Maggiore peso alla qualità nell’aggiudicazione. Il criterio ordinario sarebbe basato sul miglior rapporto prezzo-qualità. La proposta stabilisce che i criteri qualitativi rappresentino almeno il 30% del punteggio complessivo, percentuale che sale almeno al 50% per i contratti ad alta intensità di manodopera.
  3. Un ecosistema digitale europeo per gli appalti. Il progetto prevede una maggiore interoperabilità tra i sistemi nazionali di e-procurement, con servizi digitali comuni, credenziali aziendali e profili digitali delle imprese. Sono inoltre previsti spazi nazionali dei dati sugli appalti collegati a uno spazio dati a livello dell’Unione europea.
  4. Maggiore attenzione agli operatori e alle produzioni europee. La proposta introduce e chiarisce strumenti di preferenza europea e meccanismi relativi alla partecipazione di operatori di Paesi terzi. In determinate circostanze sarà possibile limitare l’accesso, prevedere requisiti relativi all’origine europea o introdurre preferenze nella valutazione delle offerte, nel rispetto degli impegni internazionali dell’UE.
  5. Sostenibilità e criteri ambientali. Economia circolare, utilizzo di materiali riciclati o ricondizionati, recupero dei rifiuti ed efficienza energetica assumono un ruolo ancora maggiore. La proposta apre inoltre alla definizione di requisiti ambientali obbligatori per determinate categorie di prodotti. Non si tratta, quindi, di criteri green automaticamente obbligatori e identici in tutte le gare, ma di un rafforzamento strutturale della componente ambientale negli appalti.
  6. Più spazio agli obiettivi sociali. La proposta valorizza elementi quali inclusione sociale, inserimento lavorativo, accessibilità delle persone con disabilità, condizioni di lavoro, formazione, parità di genere e tutela dei diritti umani nelle catene di fornitura.
  7. Gare orientate all’innovazione e alle “sfide sociali”. Con la nuova procedura per l’innovazione, le amministrazioni potrebbero partire da una vera e propria societal challenge, cioè da un problema o da un’esigenza da risolvere, invece di definire preventivamente una soluzione tecnica rigida. Gli operatori avrebbero così maggiore spazio per proporre e sviluppare soluzioni innovative.

Cosa succede adesso?

La pubblicazione della proposta da parte della Commissione europea rappresenta soltanto l’inizio del percorso legislativo.

Il testo dovrà essere esaminato dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea e, durante il negoziato, potrà subire modifiche anche rilevanti.

Di conseguenza, al momento non cambia nulla per le procedure di gara in corso: continuano ad applicarsi le Direttive europee vigenti e la normativa nazionale di recepimento.

Anche in caso di approvazione, il passaggio al nuovo sistema non sarebbe immediato. Il testo attualmente proposto stabilisce infatti che il Regolamento diventi applicabile due anni dopo la sua entrata in vigore.

Per imprese e operatori del settore è però opportuno seguire fin da ora l’evoluzione della proposta, perché l’impostazione delineata dalla Commissione lascia intravedere un cambiamento significativo nella gestione e nella partecipazione alle gare pubbliche europee.

Lorenzoni 4 Consulting seguirà l’evoluzione dell’iter legislativo e i successivi aggiornamenti della disciplina, approfondendo le conseguenze operative per le imprese che partecipano agli appalti pubblici.

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